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Comune di Forlì

 

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FORLÌ

 Comune di Forlì

CENNI STORICI

Forlì è capoluogo di Provincia, insieme alla città di Cesena, di un territorio molto vasto, che si estende dall’Appennino fino al mare. Sorge nella pianura romagnola lungo l’asse della consolare Via Emilia, alla confluenza delle vallate dei fiumi Rabbi e Montone. Testimonianze archeologiche attestano la presenza di insediamenti umani in zona sin dall’età della pietra, anche se la prima documentazione significativa relativa a Forlì è del VII sec. a.C., epoca cui risale una stele decorata a rilievo ritrovata in località S. Varano. L’origine del nome si riconduce per tradizione al toponimo “Forum Livii”, che definisce la città come importante luogo di scambi e commerci. Il “Livio” del toponimo sembra essere identificabile con il console romano Livio Salinatore (188 a.C.).
Dopo la caduta dell’Impero Romano (476 d.C.) le notizie su Forlì assumono tratti leggendari: emblematiche sono le due figure dei Santi Mercuriale e Valeriano, simboli della lotta del Cristianesimo contro il paganesimo e le eresie.
Durante il Medioevo la città, avendo prestato aiuto all'Imperatore Federico II contro Faenza, ottiene un'ampia autonomia comunale, oltre al diritto di battere moneta e di fregiarsi, nello stemma pubblico, dell’aquila imperiale. I Forlivesi si resero protagonisti nel 1282 dell’episodio ricordato da Dante nella Commedia come il “sanguinoso mucchio”: l’esercito forlivese, comandato da Guido da Montefeltro, sterminò le milizie franco-papali che erano state inviate dal pontefice Martino V per domare il temibile e potente Comune ghibellino.
Con Scarpetta Ordelaffi, all’inizio del XIV secolo, inizia a Forlì la signoria degli Ordelaffi, che si protrarrà fino al 1480, anno della morte di Pino III, spietato despota ma anche illuminato mecenate: nella sua epoca a Forlì operano importanti artisti quali Matteo de Riceputo, artefice del Palazzo del Podestà, l’architetto Pace Bombace, il pittore Melozzo degli Ambrogi, che ebbe un ruolo di primo piano a Roma negli ambienti della corte pontificia. A Marco Palmezzano, allievo del Melozzo, la città di Forlì ha dedicato nel 2006 una corposa mostra incentrata sul tema del Rinascimento nelle Romagne, ponendosi all’attenzione del pubblico come centro che organizza esposizioni di rilievo nazionale.
A Pino III Ordelaffi subentra Girolamo Riario, la cui signoria sulla città sarà breve: caduto vittima nel 1488 di una congiura ordita dalla rivale famiglia degli Orsi, gli succede la vedova: la bellissima ed astuta Caterina Sforza. Proverbiali la tenacia e l’ostinazione con cui Caterina, asserragliata nella Rocca di Ravaldino, tenta di respingere gli attacchi del Duca Valentino che, il 6 gennaio del 1500, riuscirà comunque a piegare la resistenza della donna.
Tramontata ben presto l’effimera fortuna del Borgia, Forlì passa sotto il diretto controllo dello Stato della Chiesa, che manterrà il dominio sulla città fino 1797, quando il centro – annesso alla Repubblica Cisalpina – diviene Capoluogo del Dipartimento del Rubicone.
Forlì è una città di grandi tradizioni risorgimentali: oltre ad avere dato i natali ad Aurelio Saffi, triumviro della Repubblica Romana (1849), fu il fulcro delle cospirazioni carbonare della Romagna, che sfociarono nei moti del 1821, 1824, 1831, 1845: la stessa casa di Saffi era indicata in linguaggio cifrato come “Vendita dell’amaranto”.
Durante il Ventennio fascista, in virtù delle “origini forlivesi” di Mussolini (che era nato a Predappio ma che di fatto individuò in Forlì il centro più consono a rappresentare le proprie origini), la città è interessata da una massiccia serie di interventi edilizi che tuttora ne costituiscono una delle peculiarità.

 

COSA VEDERE

Numerosi sono i siti ed i monumenti forlivesi che meriterebbero una segnalazione: le indicazioni di seguito riportate forniscono dei suggerimenti volti ad orientare il visitatore in un primo approccio alla città. A seconda del tempo a disposizione e degli interessi dei singoli utenti, altri notevoli luoghi ed edifici potranno essere inclusi nell’itinerario urbano.


PIAZZA SAFFI

L’ampia Piazza Saffi rappresenta un punto eccezionale per ripercorrere, attraverso i palazzi, i monumenti e le chiese che si affacciano su di essa, la storia di Forlì:
La Chiesa di San Mercuriale è forse il più affascinante monumento cittadino: riedificata tra il 1173 e il 1176 sui resti di una precedente pieve, presenta opere di grande valore artistico: il portale marmoreo è coronato dalla duecentesca lunetta con il Sogno e adorazione dei Magi, altorilievo attribuito al Maestro dei Mesi della cattedrale di Ferrara. Accanto a S. Mercuriale si trovano il bel chiostro cinquecentesco ed il campanile in stile lombardo che, con i suoi 75 metri d’altezza, è ben visibile anche da lontano. Il suggestivo interno custodisce: il Monumento Funebre di Barbara Manfredi (XV sec.); la raffinata arcata Ferri (1536) – in pietra d’Istria – che delimita l’omonima cappella, ove si vede la pala d’altare Immacolata e santi (1509) del pittore Marco Palmezzano, di cui la chiesa custodisce le altre due pale Crocefisso e Santi Giovanni Gualberto e Maddalena e Madonna col Bambino e Santi (XVI sec.). Nella Cappella di S. Mercuriale pregevoli opere del Passignano e del Cigoli.
Il Palazzo Comunale –  prima sede del potere comunale, poi del potere signorile (Ordelaffi, Girolamo Riario e Caterina Sforza) e del potere pontificio –  si modica nel corso di diverse epoche storiche. L’aspetto attuale è il frutto della ristrutturazione risalente al periodo 1822-1826, effettuata da architetti pontifici. All’interno i punti forti del palazzo sono la Sala delle Ninfe, affrescata da Francesco Menzocchi con le raffigurazioni delle Muse; la sala del Consiglio Comunale, dipinta da Giuseppe Marchetti con episodi legati alla storia di Forlì; l’ala del legato Pontificio, oggi sede del Sindaco e della sua segreteria, dipinta da Felice Giani, importante rappresentante del neoclassicismo italiano; lo scalone monumentale progettato nel Settecento da Antonio Galli Bibiena.
Il Palazzo del Podestà – eretto fra il 1458 e il 1460 – si deve a Matteo di Riceputo, parente del pittore Melozzo degli Ambrogi. Molto interessanti i capitelli dei pilastri al piano terra, ove figura lo stemma degli Ordelaffi: il mezzo leone rampante e la croce del potere comunale.
Accanto al Palazzo del Podestà c’è Palazzo Albertini, originariamente di proprietà della famiglia Albertini – speziali e farmacisti in ottime condizioni economiche – che commissionarono questo edificio, tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento, ad un architetto di cui non si conosce il nome. Interessanti gli elementi decorativi in pietra d’Istria che richiamano la tradizione veneziana.
Il Palazzo delle Poste è stato interamente costruito, negli anni Trenta del Novecento, sulle macerie di un intero isolato: è opera di Cesare Bazzani, che si avvalse dello stile eclettico.
Il Palazzo degli Uffici Statali, che fa angolo tra Corso Mazzini e via delle Torri è, anch’esso, opera di Cesare Bazzani: in stile razionalista, è paradigmatico del gusto monumentale del Ventennio.
La statua di Aurelio Saffi campeggia al centro della piazza, dove fu collocata per la prima volta nel 1921per volere delle amministrazioni moderate repubblicane e socialiste.


CORSO GARIBALDI – PIAZZA ORDELAFFI

Lasciandosi alle spalle Piazza Saffi e imboccando Corso Garibaldi, si costeggiano edifici che testimoniano l’evoluzione del gusto e degli stili architettonici a Forlì nelle diverse epoche storiche: Palazzo del Monte di Pietà, Palazzo Albicini, Palazzo Guarini Torelli, Casa Palmeggiani, Palazzo Gaddi, sede dei Musei Comunali del Risorgimento, del Teatro e di una sezione del Museo Etnografico.
Piegando a destra, in direzione di Piazza Ordelaffi, si arriva al Duomo di S. Croce: costruita sul sito di un edificio religioso più antico, la cattedrale di Forlì si presenta oggi nelle solenni forme classicheggianti conferitegli da Giulio Zambianchi nel 1841. All’interno, la Cappella del SS. Sacramento e la Cappella della Madonna del Fuoco sono antecedenti al rifacimento ottocentesco: la Cappella del SS. Sacramento fu progettata sul finire del XV sec. dall’architetto Pace Bombace; la Cappella della Madonna del Fuoco (1619-1636) conserva la xilografia quattrocentesca – una delle più antiche stampe a colori conosciute – raffigurante la Madonna col Bambino, scampata miracolosamente ad un incendio che, nel 1428, devastò l’edificio ove era custodita. La volta della cappella è affrescata dal capolavoro di Carlo Cignani che, mettendo a punto una complessa concezione illusionistica, ha raffigurato l’Assunzione della Vergine (1686-1706).
Uscendo dal duomo, volgendosi a destra, si vede Palazzo Piazza Paulucci, magniloquente edificio sede della Prefettura costruito a partire dal XVII sec. e più volte rimaneggiato.


PIAZZA GUIDO DA MONTEFELTRO

In Piazza Guido da Montefeltro si trova il monumentale complesso conventuale del San Domenico (secc. XIII – XVIII): sapientemente restaurata, l’antica fabbrica monastica è oggi sede di importanti esposizioni temporanee che richiamano visitatori da tutta Italia, e della Pinacoteca Civica di Forlì. Tra le opere d’arte del ricco allestimento museale vanno segnalate: l’Ebe di Antonio Canova, le sculture medievali e rinascimentali, il nutrito gruppo di tele di Marco Palmezzano, i grandi dipinti sei-settecenteschi di Guercino, Cignani, Albani, Cagnacci, etc.
A poca distanza dal S. Domenico ci si imbatte nell’Oratorio di S. Sebastiano: realizzato su progetto di Pace Bombace è una notevole testimonianza architettonica del rinascimento; a pianta centrale, si caratterizza all’interno per le decorazioni in cotto. Normalmente è utilizzato come sede di esposizioni ed incontri culturali.


CORSO DELLA REPUBBLICA, PIAZZA MORGAGNI, PIAZZALE DELLA VITTORIA, VIALE DELLA LIBERTÀ

Lasciando Piazza Saffi, e muovendosi a piedi verso sud, si percorre Corso della Repubblica, una delle principali arterie cittadine, corrispondente al tracciato romano della Via Emilia. Deviando a destra su Via Flavio Biondo si arriva in Piazza Morgagni, dove si trovano il Palazzo della Provincia, monumentale fabbricato settecentesco di origine religiosa, e la Chiesa di S. Maria dei Servi, di cui segnaliamo lo splendido portale gotico, che ricorda l’origine duecentesca dell’edificio e, all’interno, il Sepolcro Numai (1502), opera di lapicidi lombardi, la settecentesca cappella di S. Pellegrino, la Sala del Capitolo con un affresco riconducibile all’ambito della scuola riminese del Trecento. 
Immettendosi nuovamente su Corso della Repubblica si può proseguire in direzione sud: si incontreranno Palazzo Merenda – progettato nel XVIII secolo da Giuseppe Merenda per essere utilizzato come ospedale, ospita attualmente la Biblioteca Comunale “Aurelio Saffi” – e il Palazzo dell’Hotel della Città, nato negli anni Cinquanta per volere dell’editore Garzanti, che commissionò a Giò Ponti la costruzione di ambienti destinati ad ospitare artisti e letterati meritevoli (Fondazione Garzanti).
Una volta raggiunta l’area di Piazzale della Vittoria, si inizia la visita del quartiere edificato ex novo negli anni del Ventennio fascista: un complesso architettonico realizzato con il preciso intento promuovere una nuova immagine di città, moderna e funzionale. Al centro della piazza si impone allo sguardo il Monumento ai Caduti (1932), cui fanno da ideale scenografico coronamento le Palazzine gemelle (1933), che segnalano l’ingresso in città a chi proviene da sud. Di proporzioni monumentali è l’Ex Collegio Aeronautico (1934-41), costruito in stile razionalista su disegno di Cesare Valle. Il Viale della Libertà – ex viale Mussolini – che conduce alla Stazione ferroviaria (1924-25), fu progettato secondo il modello monumentale del boulevard: suddiviso in tre assi, doveva essere il simbolo della trasformazione e del “progresso” introdotti dal fascismo. Su di esso si affacciano: la Scuola Elementare (1930-32), le Case INCIS (1930-32), l’ex casa della Gioventù Italiana del Littorio (1934-36) con la caratteristica torre, l’Istituto Tecnico Industriale (1937-41).

                                                                                                                      
I DINTORNI

A pochi chilometri da Forlì, in località S. Varano, si trova Villa Saffi, che consigliamo di visitare. L’edificio appartenne al politico forlivese Aurelio Saffi, che qui abitò con la famiglia per diversi anni e che qui si spense nel 1890. Il complesso – che comprende un ampio parco, lo studio di Aurelio, saloni con arredi in stile impero, tinello, cucina, etc. –  esercita un notevole fascino, non solo perché custodisce significative  memorie storiche ma anche perché è una testimonianza delle abitudini, degli ideali e dei costumi di una ricca e nobile famiglia dell’Ottocento.
Nota: di norma Villa Saffi è aperta il mercoledì mattina e la domenica pomeriggio.

 

Foto Dervis Castellucci - Archivio fotografico della Provincia di Forlì-Cesena, Veduta del Campanile di San Mercuriale dal Palazzo delle Poste

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